Edoardo Molinari: il Golf Torino è un campo speciale

“A tutti i miei colleghi ho detto che negli ultimi vent’anni non hanno mai giocato su un percorso come questo”. Il vicecapitano di Ryder Cup chiama a raccolta i tifosi: “Con tanta gente che tifa per noi tutto è possibile”.

 

“Questo campo è come se fosse la mia casa; praticamente in questo circolo ci sono nato, sono cresciuto e conservo tanti bellissimi ricordi di quando venivamo, fin da bambini, con mio fratello Francesco e i miei genitori. In questo posto ho conosciuto mia moglie e il mio cuore è legato al Golf Torino in tutti sensi. È ovviamente legato anche al mio golf visto che fino a pochi anni fa ero sempre qui a praticare e ad allenarmi tutti i giorni”.

Nato a Torino l’11 febbraio 1981, Edoardo Molinari ha avuto una brillante carriera amatoriale, vincendo diversi campionati nazionali per poi salire alla ribalta anche da professionista, uno status ottenuto nel 2006, dopo avere conseguito la laurea in ingegneria al Politecnico di Torino.

Edoardo Molinari

Il Golf Torino è casa sua, com’è stato imparare a giocare su questo campo?

“Il Torino è un circolo molto speciale, due percorsi entrambi bellissimi, poi c’è il mio maestro di sempre, Sergio Bertaina. Con lui ho passato ore e ore in campo pratica, nel nostro angolino in fondo. Tanti bellissimi ricordi, tante belle sensazioni. Sono stato veramente fortunato a crescere in un circolo come questo”.

Ha girato il mondo esibendosi su tanti campi, ha giocato e per la terza volta sarà vicecapitano di Ryder Cup: chi meglio di lei può dirci se il Golf Torino è adatto per disputare un Open d’Italia.

“Credo che questo sia uno dei pochi campi in Italia adatto ad ospitare un Open. Sono convinto che la Federazione abbia fatto una bella scelta. Sì, lasciatemelo dire, finalmente siamo tornati su un campo di ottimo livello che tra l’altro ha già ospitato tre Open d’Italia. Sono sicuro che tutti i giocatori saranno molto contenti di esibirsi su un campo del genere. Negli ultimi mesi in tanti mi hanno chiesto come sarà giocare qui e io ho sempre detto che secondo me sarà uno dei percorsi migliori che abbiamo mai giocato negli ultimi vent’anni”.

Ricordi del suo primo Open d’Italia?

“Il mio primo Open d’Italia l’ho giocato nel 1999 qui a Torino e Chicco mi faceva da caddy. Fu tutto molto strano, giocai male, però ricordo anche di come il campo era stato preparato molto bene. C’era un field pazzesco all’epoca: José María Olazábal, Bernhard Langer e tanti atri giocatori di altissimo livello che purtroppo sono venuti a mancare negli ultimi anni. Speriamo che con questa nuova era dell’Open, sotto la guida di Donato Di Ponziano, si possa tornare ai fasti di un tempo”.

Qual è la cosa più bella per un giocatore che disputa l’Open d’Italia?

“Ci sono tante cose belle nella settimana dell’Open. Sicuramente il tifo degli italiani, degli amici e delle tante persone che conosci e che vedi una settimana all’anno, proprio in occasione dell’Open. Personalmente non ho mai giocato particolarmente bene, forse una volta al Marco Simone. Spero d’invertire un po’ il trend perché sarebbe bello vivere una settimana positiva davanti a così tanta gente che tifa per te”.

Si allena spesso insieme a suo fratello Francesco?

“Sì, da quando è tornato a Torino ci alleniamo spesso insieme, anche se non è facile far coincidere i calendari di entrambi. In quest’ultimo periodo, in cui stavo recuperando dall’infortunio, abbiamo comunque passato tanto tempo in campo pratica”.

Chi da più consigli?

“Ci confrontiamo su tante cose, spesso lui chiede a me qualcosa, ogni tanto chiedo io a lui altre cose, però sicuramente è bello ed è molto utile per noi avere qualcuno con cui scambiarsi delle idee di un certo livello”.

Sei sempre il fratello maggiore

“Si, però lui da piccolo mi picchiava, quindi devo fare attenzione”.