LE INTERVISTE ALLA VIGILIA DEL 71°OPEN PRESENTED BY DAMIANI

EDOARDO MOLINARI

“La salute è ottima, la mano continua a migliorare. Qualche volta mi da un po’ di fastidio, qualche altra un po’ meno, però al momento va tutto bene e, comunque, da questo punto di vista sono quasi al 100%. Per quanto riguarda il gioco ho attraversato una buona estate e mi sto impegnando tanto per arrivare in forma alle gare di fine anno. Mi auguro di giocare bene questa settimana e di concludere nel migliore dei modi la stagione”.

– Stai lavorando su qualche aspetto particolare del gioco?

“Sui colpi da tee ha fatto qualche passo indietro rispetto tre o quattro mesi addietro, in compenso è migliorato il gioco dei ferri. Comunque nulla di particolare o di preoccupante”.

– Quanto è difficile per te, se lo è, giocare un Open sul percorso in cui sei nato golfisticamente?

“Secondo me è un vantaggio, ma c’è anche chi la vede diversamente. Se potessi, giocherei tutti i tornei qui. Conosco il campo meglio degli altri, so come devo affrontarlo, so come diventerà nel fine settimana e quindi, sinceramente, vedo solo note positive”.

– Come hai vissuto il momento dei due interventi chirurgici?

“Il periodo più difficile è stato quello trascorso tra il primo e il secondo, perché quando ti operi una volta speri solo che sia l’ultima. Invece dover rifare tutto a distanza di meno di un anno non è stato sicuramente piacevole. E anche la ripresa non è semplice, poiché magari in campo pratica le cose vanno bene, ma è tutt’altra cosa poi tornare sul campo. E quando riprendi a disputare tornei ci vuole tanta pazienza per ritrovare i ritmi giusti”.

– Il tuo giudizio sul percorso?

“Credo che premierà molto chi tira diritto dal tee e chi riuscirà a utilizzare i ferri alti perché i green ogni giorno si induriscono un po’ di più. Oggi, disputando la pro am, ho trovato quelli sulle ultime buche già abbastanza duri. Quindi immagino come saranno domenica pomeriggio. Per come è stato preparato il campo adesso è sicuramente uno dei tre o quattro migliori incontrati in stagione. Ritengo che sia più difficile rispetto allo scorso anno”.

– Hai idea di quale potrà essere un punteggio vincente?”

“Dipenderà sicuramente dal tempo, ma se vi saranno quattro giornate di sole come oggi, io  con un dieci sotto par aspetto in club house tranquillamente”

FRANCESCO MOLINARI

– Che sensazioni hai in vista della composizione della squadra europea per la Ryder Cup?

“Non sarà una scelta facile per McGinley. Ci sono tanti giocatori di alto livello che ambiscono a far parte del team. Mi sarebbe piaciuto arrivare all’Open con la convocazione in tasca, anche perché l’Europa ha un potenziale di altissimo livello e gli Stati Uniti non potranno schierare Tiger Woods. Cercherò di giocare nel miglior modo possibile per convincere il capitano”.

-La caccia ad un posto per la Ryder Cup aggiunge motivazioni alla tua gara?

“Giocare l’Open d’Italia dà sempre grandi stimoli. Indubbiamente quest’anno c’è una spinta ulteriore a far bene davanti al proprio pubblico. La maggiore pressione non mi spaventa. Mi piacerebbe ripetere i primi tre giri della scorsa edizione e poi magari concludere in crescendo le ultime 18 buche”.

-Come hai trovato il percorso?

“Il campo è in ottime condizioni, nonostante si arrivi da una stagione piovosa. I green si stanno indurendo e i fairway lasciano scorrere bene la pallina. Certamente il rough così alto non è usuale nel circuito europeo e nel mio caso potrebbe rivelarsi un vantaggio”.

-A distanza di un anno dallo scorso Open su quali aspetti del gioco hai lavorato maggiormente?

“Rispetto al 2013 arrivo in un periodo di forma migliore. Ho affinato la nuova tecnica con il putter e sono riuscito ad allungare le distanze dal tee. In questa fase della carriera non è possibile attuare stravolgimenti al proprio stile”.

MATTEO MANASSERO

 – E’ sempre più difficile giocare l’Open “di casa”?

“Indubbiamente ci sono più pressioni, ma personalmente riesco a trarne vantaggio, osando di più nei colpi grazie alla spinta del pubblico. Il sostegno dei tifosi mi galvanizza. Giocare in Italia comporta vantaggi e svantaggi, ma io aspetto questa gara dall’inizio dell’anno e non vedo l’ora di scendere in campo”.

-Come giudichi la tua stagione fin qui?

“Ho avuto un andamento altalenante. Indubbiamente non è stata la mia migliore annata. Fortunatamente sono riuscito a ben figurare nello Scottish Open e nell’Open Championship, due gare cruciali per scalare le graduatorie. Analizzando soltanto i risultati, potrebbe sembrare un cammino più deludente rispetto al 2013, ma guardando il ranking, credo di essere in linea con i miei obiettivi. Peraltro manca ancora una buona fetta di gare da giocare”.

-In quale aspetto del gioco devi acquisire più fiducia?

“Sicuramente dal tee. Vorrei riuscire a riproporre in gara i colpi ciò che riesco a eseguire in campo pratica. Ho bisogno di conferme durante la competizione per sentirmi più tranquillo mentalmente”.

-Come hai trovato il percorso rispetto al 2013?

“Da tee a green mi sembra molto simile. Devo fare i complimenti allo staff del Circolo Golf Torino per l’ottimo lavoro svolto per far fronte alle copiose piogge di quest’estate. La pallina rotola bene sul fairway e i green, grazie alla sabbiatura, non risultano troppo molli. Credo che con uno score di 12/15 colpi sotto par si possa competere per il titolo”.

-Che effetto ti fa giocare domani con Edoardo Molinari?

“Sarà strano perché non mi è mai capitato in Italia. Credo ci sarà una bella atmosfera. Sarà interessante anche la sfida a distanza fra Stephen Gallacher e Francesco Molinari. Mi auguro che Chicco possa ricevere una wild card, perché ritengo possa rappresentare un valore aggiunto per il team europeo, che considero leggermente favorito rispetto a quello statunitense”.

-Quanto ti senti vicino alla possibilità di giocare sul tour americano?

“E’ difficile dirlo. Ho avuto questa chance di ottenere la carta e sto cercando di sfruttarla. Tuttavia, conquistare il pass per il PGA Tour e rischiare di uscire dai primi cinquanta al mondo non sarebbe conveniente. Giocare entrambi i tour senza essere nei top 50 è impossibile e comporterebbe troppi viaggi”.

-Come descriveresti tecnicamente il neo campione olimpico Renato Paratore?

“Ha grandissime prospettive. E’ un giocatore completo, dotato di grandi capacità tecniche e ottima solidità mentale. Affronta la gara con spensieratezza e in campo si lascia guidare dal suo talento. Sa domare la pressione della leadership e i risultati ne danno conferma. Oltre tutto ciò, è anche un ragazzo per bene”.

RENATO PARATORE

 – Una medaglia d’oro e una di bronzo alle Olimpiadi giovanili…

“E’ andata molto bene. E’ stata un’esperienza fantastica perché vincere una medaglia olimpica è molto importante soprattutto nel primo anno in cui il golf ritorna alle Olimpiadi. Inutile dire che sono molto felice. Non ci credo ancora. La medaglia me la tengo stretta.  Nell’ultimo giro della gara individuale ha segnato un ‘meno 5’ nelle buche di rientro con due birdie finali che mi sono serviti per sorpassare lo svedese Kinhult”

– E’ il bronzo vinto insieme a Virginia Elena Carta?

“E’ stata un’esperienza divertente, abbiamo giocato molto bene. Peccato, purtroppo, che alla penultima buca abbiamo segnato entrambi un  bogey, altrimenti andavamo al playoff per l’oro. Però anche conquistare il bronzo è stato bello.  Con Virginia abbiamo avuto un buon feeling. Lei è brava, non molla mai e ha un grandissimo carattere”

-Che cosa cambia questa vittoria olimpica?

“Intanto mi ha dato tanta fiducia, perché è stata molto importante. Se per me cambierà qualcosa non lo so, però sicuramente mi ha dato una spinta in più per affrontare la Qualifying School dove spero di ottenere la ‘carta’ e poi passare al professionismo”.

– L’Open d’Italia, a questo punto, diventa un primo test?

“Si, le gare del tour mi servono molto per capire il livello. Tra l’altro  questo percorso, dove ho giocato tante volte, mi piace molto. Come caddie avrò il mio maestro, Alessandro Bandini”.

– Dove stai cercando di migliorarti ?

“Sono sicuramente un giocatore di feeling però nell’inverno scorso ho lavorato parecchio sul putting. A inizio giugno ho cambiato i ferri e nel gioco lungo ho apportato qualche variazione tecnica. L’obiettivo è quello di cercare di migliorare in tutto ed essere più preciso”.

La medaglia ti metterà ora pressione ?

“No, come ho già detto, mi darà senz’altro più fiducia”.

PAUL McGINLEY

– Ventinove giorni alla Ryder Cup…

“Ecco perché sono qui.  E’ una settimana molto importante per tanti giocatori.  Mi sono trovato io stesso in questa situazione nel 2004, quando nell’ultimo evento che contava ero fuori dalla squadra. Mi sembra fossi 11° con Freddie Jacobson davanti a me. Ci siamo rincorsi fino all’ultimo giorno e sono finito quinto, di pochissimo sopra a Freddie.  Poi ho disputato la mia miglior Ryder Cup quell’anno a Detroit.  C’è una grande opportunità per i giocatori e saranno in parecchi sotto pressione. Anche se non si qualificano automaticamente, alcuni di loro qui hanno buone chances di fare bene ed avere la wild card”

– C’è qualcuno che si può ancora qualificare automaticamente?

Stephene Gallacher, vincendo o terminando al secondo posto.  Sta giocando bene,  anche se in America non ha brillato.  So come si sente e penso possa farcela. Conosco la sensazione di giocare la Ryder Cup in casa, ho avuto questo privilegio nel 2006.  Voglio vedere tutti dare il massimo qui a Torino.  Voglio che la Ryder Cup sia il loro obiettivo e che quindi spingano al massimo per tentare di eguagliare il livello espresso la scorsa settimana Jamie Donaldson nella Repubblica Ceca”.

– Quanto è difficile la tua posizione al momento, pensando a chi non è in squadra? Ti baserai sulla forma o sull’esperienza nelle tue scelte?

“Il mio lavoro è molto difficile al momento, questa è la parte peggiore. La forma è importante quanto la stato mentale.  Le statistiche anche sono fondamentali. Sarò dura, ma non sarò solo a prendere le decisioni.  Con me ho due fantastici vice capitani, Des Smyth e Sam Torrance, che mi aiuteranno.  Lunedì passeremo tutto il giorno a guardare il Deutsche Bank, che si gioca negli Stati Uniti, e martedì faremo l’annuncio”.

– Quanti nomi ci sono al momento per le tre wild card?

“Difficile dare un numero.  Per fare dei nomi, Gallacher, che ho precedentemente menzionato, e tra gli italiani ovviamente Francesco Molinari.  Ha giocato bene e so cosa può fare in termini di Ryder Cup. Lo abbiamo visto tutti esprimersi al meglio anche quando  il suo diretto avversario  era Tiger! Gli auguro una settimana eccellente.  Penso sia un ragazzo eccezionale sia come persona che come giocatore.  E’ stato un piacere per me avere a che fare con lui nelle ultime due Ryder Cup in qualità di vice capitano.  Auguro a tutti questi ragazzi un grande in bocca al lupo e resterò in attesa di vedere chi tra loro si spingerà oltre ogni limite pur di colpirmi”.

– Quali sono le qualità di Francesco?

“Continuità.  Francesco mi ricorda molto me stesso come giocatore.  Fa però tutto molto meglio di me. Sono molto interessato seguirlo  e ha un grande vantaggio giocando in casa.

– Ed Edoardo Molinari?

“Le chances che io scelga qualcuno che sia distante dalla vetta  delle due classifiche speciali, ma che vince qui, sono minime”.

STEPHEN GALLACHER

– Commenti sulla settimana?

“Sono l’unico giocatore a poter  entrare automaticamente nella squadra europea di Ryder Cup, finendo al primo o al secondo posto, ma posso controllare solo il mio gioco e la mia palla ed è ciò che farò.  Fino a quando avrò tale obiettivo in testa, e ciò è matematicamente possibile, sarà questo il mio unico fine.  Mi sto allenando per vincere come faccio ogni settimana.

– Senti maggiore pressione e come la controlli?

“Si. Ci sono vari modi di controllarla e io mi limito a pensare che sono una posizione di privilegio. Mi posso ancora qualificare automaticamente e sono molto orgoglioso di questo. Provo la stessa sensazione che avevo a Dubai, quando dovevo difendere il mio titolo e giocavo con Rory McIlroy e Tiger Woods nei primi due giri.  Mi sono concentrato e divertito”.

– Hai parlato con Paul McGinley questa settimana?

“L’ho appena incontrato e mi ha detto ciò che ritengo abbia raccomandato a tutti coloro che sono possibili candidati a comporre la squadra: di giocare bene, di divertirmi e di non mettermi addosso troppa pressione”.