Le interviste della vigilia: Francesco Molinari e Matteo Manassero

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FRANCESCO MOLINARI

– Francesco Molinari, 73° Open d’Italia, dieci anni dopo la tua grande vittoria. Come ci si sente?

“E’ passato tanto tempo e sono cambiate molte cose, rimane un bel ricordo di quella settimana”.

– Ti abbiamo visto lavorare molto sulla condizione fisica, meno sullo swing che è già perfetto.

“E’ il lavoro di sempre, il golf è per tutti una ricerca di sensazioni, di ciò che ti fa sentire tranquillo quando vai sul tee della prima buca. Per trovare e mantenere la forma migliore è necessaria un’applicazione continua, cosa che del resto ho sempre fatto”.

– Quest’anno c’è la Ryder Cup, ma tu non ci sarai. Ci prometti di esserci alle prossime, in particolare quella in Italia del 2022? E come vedi la squadra europea quest’anno con tanti debuttanti?

“Posso solo promettere il massimo dell’impegno, mi piacerebbe molto esserci sin dalla prossima. Disputare la Ryder Cup suscita sempre una grande emozione, indipendentemente dal fatto che sia la prima volta o le successive. Penso che non ci saranno problemi per i rookie attuali, il cui gioco è di ottimo livello. L’importante per tutti è arrivare in forma alla gara”.

– Torniamo all’Open, come va giocato per vincere?

“A giudicare dagli score dell’anno scorso servono tanti birdie. I risultati sono stati molto bassi e il percorso quest’anno è simile.”

– Quanto ti sta cambiando il circuito americano?

“Sicuramente molto. Nel tour europeo avevo raggiunto un certo standard. In America mi sento un po’ rookie, ma naturalmente spero di accrescere il mio livello e diventare sempre più competitivo nel prossimo futuro”.

MATTEO MANASSERO

– Dopo giugno un Manassero ritrovato…

“Sto andando molto meglio. Ho fatto un grande lavoro questo inverno. All’inizio non è stato facile, perché c’erano parecchi problemi da superare. Ho pensato di riassumere le cose che facevo bene, di prendere tempo e di ricominciare dalle basi che mi facevano giocare bene sia dal punto di vista tecnico che mentale. Praticamente ho messo un punto, ripartendo quasi da zero. In queste situazioni passi momenti particolari, senti consigli, critiche, le analizzi, ti vengono dubbi, ma quando trovi la strada giusta a quel punto è un po’ più facile. Devo naturalmente essere vigile, perché non ho certo risolto tutto. Dalla primavera ho cambiato marcia. Sono molto contento di come sto giocando indipendentemente dai risultati del campo. E quanto avvenuto in questa estate mi ha proiettato verso obiettivi più importanti di quelli che mi ero prefisso a inizio anno. E ciò è molto importante.

– Cosa ti è rimasto della partecipazione alle Olimpiadi?

“E’ stata un’esperienza fantastica. Ho imparato tanto. Sapevo di cosa potevo aspettarmi, ma ogni cosa è andata ben oltre le attese. L’Olimpiade è qualcosa di enorme in tutto. Poi trovarsi vicino a tanti campione è assolutamente un fatto unico. Mi sono veramente divertito sul campo e fuori. E’ stato anche bello essere insieme a Nino Bertasio. Ci conosciamo da quando io ero bambino. Ha un grande talento e la scorsa settimana ha dimostrato che è in grado di poter vincere un torneo”.

– Come trovi il campo?

“Mi piace, occorre usare molta strategia e non utilizzare molto il driver. Il rough è molto delicato e creerà le difficoltà maggiori. Le piste sono molto strette, non è facile finire sempre in fairway e quindi credo che il rough sarà una delle chiavi del torneo. Occorre poi essere molto attenti alle strategie dal tee e soprattutto è necessaria la precisione”.