Il 30enne romano, dopo una stagione trionfale sull’HotelPlanner Tour, si appresta a vivere l’Open d’Italia proprio nella città che lo ha visto esordire in questo evento da amateur nel 2012. “Sarà un torneo impegnativo, su un percorso molto tecnico. Proverò a vincere, sarebbe un sogno”
Era il 2012 quando Renato Paratore, si affacciò per la prima volta sul tee di partenza dell’Open d’Italia, proprio a Torino. La maglia azzurra da amateur, la leggerezza dei suoi 16 anni e il pubblico presente al Royal Park i Roveri che ne iniziò a scoprire il talento, sulla scia di un altro enfant prodige come Matteo Manassero. Il taglio mancato quasi un dettaglio, ciò che gli restò dentro fu la gioia di sentirsi tra i grandi del golf. Forte di questa esperienza, Renato, nell’anno successivo, tornò all’Open d’Italia, questa volta al Circolo Golf Torino e stupì tutti con una prestazione solida, chiusa al 38° posto (premiato come miglior amateur) e condita dalla soddisfazione di aver giocato le 18 buche finali al fianco di Julien Quesne, respirando l’adrenalina della vittoria che in quell’edizione sorrise al francese. Ora il 30enne Renato – dopo un 2025 scintillante sull’HotelPlanner Tour, con tre successi stagionali che gli sono valsi il ritorno sul DP World Tour – è pronto a entusiasmare nuovamente gli spettatori al Circolo Golf Torino. Nella sacca tantissimi tornei in più e fuori dalle corde gli amici e la famiglia che lo raggiungeranno da Roma per fare il tifo per lui.
Renato, se ti dico Open d’Italia, cosa ti viene in mente? “Per me Open d’Italia, significa storia, patria e l’emozione di scendere in campo in un torneo che è fra quelli che aspetto di più durante l’anno”.
Quest’anno si gioca a Torino, una città che ha segnato il tuo debutto in questo evento. Che ricordi hai di quell’esordio? “Ricordo tutto di quell’esperienza. Al Royal Park i Roveri fu il mio primo Open d’Italia in assoluto. Poi nei due anni successivi giocai al Circolo Golf Torino. Nel 2013 feci davvero una bella gara e nel round finale scesi in campo con Quesne, che poi vinse il torneo. Sensazioni davvero forti, intense, la consapevolezza di far parte di un evento di altissimo profilo tecnico con tantissimi campioni”.
Visto il buon feeling con il Circolo Golf Torino, come descriveresti il percorso di gara? “É un campo impegnativo, molto tecnico e concede poco spazio agli errori. Soprattutto da tee a green bisogna costruire con pazienza e precisione il proprio score e non abbassare mai la guardia”.

Renato Paratore – 70° Open d’Italia
Dal 2013 ad oggi qual è l’Open d’Italia in cui ti sei piaciuto di più come prestazione sul campo? “Nel 2019 all’Olgiata Golf Club fu davvero una bella edizione per me (chiusa al 48°posto ndr). Era la prima volta che disputavo l’Open d’Italia nella mia città. Conoscevo perfettamente quel percorso, visto che era anche quello dove mi allenavo regolarmente. Giocando “in casa” sentivo il calore del pubblico a sospingermi con tantissimi amici presenti. Ho davvero dei bei ricordi di quell’anno”.
Da professionista, con tanti anni sul tour, qual è la tua percezione rispetto a come i giocatori stranieri si approcciano all’Open d’Italia e che opinione pensi che abbiano del golf italiano? “L’Italia golfistica gode di grande rispetto in ambito internazionale. Il fatto di avere dieci giocatori sul DP World Tour è emblematico di un movimento competitivo e autorevole. L’Open d’Italia è un evento tra i più importanti e il viaggio nel nostro Paese è sempre una bella esperienza per tutti, non solo in campo”.
Osservando il rendimento dei tuoi colleghi italiani, su chi punteresti per un risultato di prestigio nell’Open d’Italia? “Molto onestamente dico che sono tutti estremamente competitivi, forti, con un bagaglio tecnico completo e in grado di ben figurare. Ovviamente Francesco Molinari, che conosce alla perfezione il campo così come il fratello Edoardo, è il nostro leader e va sempre considerato tra i favoriti”.
Cosa diresti a un giovane amateur che si appresta a vivere il sogno di giocare l’Open d’Italia? “Gli consiglierei di viversi il momento senza pensare al risultato e senza generarsi nessuna pressione. Si tratta di un’esperienza talmente bella che va assaporata nella sua essenza più pura”
Come giudichi fin qui la tua stagione? “È ancora presto per tracciare un bilancio. In questi primi tornei ho avuto un rendimento altalenante, ma ora mi aspettano diversi eventi in Europa e conto di entrare maggiormente in forma. Punto a raggiungere il mio top a luglio, quindi mi aspetto di arrivare a Torino con una condizione psicofisica ottimale”.
Qual è la tua routine settimanale al di fuori dei giorni di gara? “Quando arrivo in prossimità dei giorni di gara seguo sempre la stessa routine sia che si tratti di un major o di un altro torneo. Lavoro molto sull’aspetto fisico, perché lo ritengo un aspetto fondamentale parallelamente alla preparazione tecnica. E poi la prevenzione fisica ha una notevole importanza anche per allungarsi la carriera”.
Quali sono i tuoi obiettivi per il 2026? “Voglio tenere la carta e magari poter conquistare nuovamente un titolo sul DP World Tour dopo il successo del 2020 in Inghilterra nel Betfred British Masters hosted by Lee Westwood e la vittoria in Svezia nel Nordea Masters del 2017”.
Perché non provare allora a tornare al successo proprio a Torino? “Sarebbe un sogno vincere l’Open d’Italia e riportare il tricolore nell’albo d’oro a distanza di dieci anni dal trionfo di Francesco Molinari al Golf Club Milano. Ci proverò, potete starne certi”.