Michele Pozzessere, oggi Responsabile dei Volontari, racconta la sua storia: “Tutto iniziò tredici anni fa proprio al Golf Torino e da quel momento in poi ho fatto il volontario in tutti gli Open d’Italia, fino a quando, nel 2020, la Federazione ha deciso di affidarmi la responsabilità del programma volontari. Il lavoro è stimolante, una esperienza che consiglio a tutti gli appassionati di golf”.

Michele Pozzessere
Michele Pozzessere, 49 anni, milanese, da tredici anni volontario degli Open d’Italia, dal 2020 è Responsabile dei Volontari e Chief Marshall dell’Open. Il prossimo 25 giugno, giornata inaugurale del DS Automobiles 83° Open d’Italia, che si giocherà al Circolo Golf Torino, Pozzessere tornerà sul luogo dove ha mosso i suoi primi passi da volontario.
“Sì, la mia prima volta è stata proprio al Golf Torino-La Mandria e tornare nel circolo dove ho esordito per me è fonte di tanti ricordi. Ricordi belli e piacevoli anche perché la prima volta non si scorda mai. Ho iniziato facendo il volontario prima come walking scorer (n.d.r. quello che accompagna i giocatori e segna con il palmare i punteggi delle buche), poi come Marshall mobile, coordinando le squadre sul percorso. Da quel momento in poi ho fatto il volontario in tutti gli Open d’Italia, fino a quando, nel 2020, la Federazione ha deciso di affidarmi la responsabilità del programma volontari”.
Erano i tempi in cui già si respirava aria di Ryder Cup e per Pozzessere è iniziato l’avvicinamento al grande evento che si sarebbe poi disputato a Roma nel 2023. “Abbiamo vissuto e preparato gli Open di avvicinamento alla Ryder Cup di Roma 2023, di cui sono stato il Deputy Chief Marshall, preparando negli anni più di 500 volontari italiani per il principale evento golfistico mondiale”, ricorda oggi con grande soddisfazione.
“Cosa c’è di bello nel fare il volontario? Il lavoro è stimolante, poi c’è l’amicizia che si crea nello stare insieme. Personalmente non posso fare altro che ringraziare le tante persone che arrivano da tutta Italia e che costantemente dedicano il loro tempo per vivere una settimana a contatto con i giocatori dello sport che più amiamo”.
Molti si chiedono in cosa consiste il vostro lavoro.
“Il volontario è presente fin dall’alba sul campo pratica, dove deve gestire i flussi di tante persone. Gli incarichi sono diversi, ad esempio c’è chi si occupa dei tabelloni che riportano i risultati; c’è il carry board, vale a dire l’addetto incaricato a portare un cartello su cui aggiorna i risultati del singolo match e che dove seguire il team per 18 buche; altro incarico è il forecaddie, la persona che viene posizionata sul campo in zone strategiche e dove aiuta i giocatori ad individuare la zona di atterraggio della palla. Se la conformazione del campo lo richiede, deve inoltre indicare ai giocatori (con una paletta) quando il green o i fairway sono liberi per permettere di giocare il colpo in sicurezza. C’è anche chi deve occuparsi di far mantenere il silenzio sul campo quando un giocatore effettua il colpo. L’obiettivo mio e della squadra che dirigo è quello di assicurarsi in primo luogo che il volontario possa vivere appieno un’esperienza che a volte è sicuramente faticosa, anche se dai feedback che riceviamo ogni anno rimane sempre una esperienza gratificante e appagante”.
Dopo anni di volontariato vuole ringraziare qualcuno?
“Il primo grazie va sicuramente alla Federazione Italiana Golf che mi offre, e ci offre, questa grande opportunità di diventare volontari di una grande evento. Un grazie alla FIG anche per il supporto che nel corso degli ultimi anni ha sempre dato al programma dei volontari, destinando attenzione e risorse, facendo in modo che tutti possano vivere un’esperienza straordinaria. Ne è testimone il fatto di quanti volontari ritornano anno dopo anno, dopo aver vissuto la prima esperienza dell’Open. Particolarmente apprezzata è anche la possibilità della giornata destinata ai volontari che vogliono giocare, solitamente fissata il lunedì successivo all’Open. Così facendo anche noi possiamo esibirci e “giocare” il campo dell’Open e questo, sebbene complicato, è davvero qualcosa da ricordare”.
“Fare il volontario à bello”, dice Pozzessere “e sono particolarmente contento nel constatare che sul Dp World Tour sta crescendo l’attenzione per i vari programmi volontari; si stanno implementando progetti e indicazioni che vengono condivisi in un panel composto da diversi chief Marshall dei principali tornei e come Open d’Italia siamo particolarmente contenti perché riusciamo a dare il nostro importante contributo ”.